Torna a: Chi è Gino?

Vocabolario
da

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  Infàme:
che ha pessima fama; degno di
vituperio
fam., per
iperbole, improbo, ingrato; di pessima qualità.

  Avàro:
detto di persona a cui ripugna spendere e dare la più piccola parte di ciò che gli appartiene
con riferimento a cosa, che è restio a dare, che concede a malincuore
per est. avido, bramoso di beni materiali.

  Tìrchio:
detto di persona che è grettamente attaccata al denaro ed è restia a spendere.

  Spilórcio:
detto di chi è gretto nello spendere anche nelle piccole cose; avaro, taccagno, tirchio.

  Taccàgno:
chi è attaccato meschinamente al denaro.

  Meschìno:
infelice, sventurato, che è in condizioni misere
insufficiente, misero, scarso
piccolo, povero
scadente, di poco valore
gracile, debole
che non ha generosità e grandezza.

  Grétto:
eccessivamente misurato e meschino nello spendere; è più di "avaro" o di "taccagno" o di "tirchio", perché implica non tanto attaccamento ai soldi quanto angustia e limitatezza spirituale
fig. povero spiritualmente; legato a interessi meschini; privo assolutamente di ideali.

  Mìsero:
che è in uno stato da far compassione
insufficiente
che è basso moralmente, abietto
povero.

  Indégno:
detto di persona, che non merita di ricevere un determinato riconoscimento, un premio e simili,
inferiore alle qualità, ai meriti di una persona e pertanto non adatto a lei
assol. che non merita considerazione o il comune rispetto; infame, vergognoso.

  Spregévole:
che merita disprezzo; abietto, ignobile
che non ha alcun pregio o valore; che è di basso prezzo.

  Vìle:
lett. di cosa, che non ha alcun pregio, di scarso valore
est. molto modesto, misero, disprezzabile
lett. di condizione, di nascita molto umile, oscura
fig. spregevole, sordido
di persona, che non ha coraggio, che rifugge da una lotta leale; vigliacco
est. di ciò che si fa spinti dalla paura e per viltà
s. m. e f., chi infierisce ingenerosamente su chi non può difendersi; maramaldo.

  Ripugnànte:
p. pr. di ripugnare
Contraddittorio, discordante, non in accordo; detto di cose e soprattutto di giudizi, affermazioni e simili che contrastano tra loro, che provoca avversione, ripugnanza, disgusto (sul piano fisico o spirituale).

  Miserabile:
che è in uno stato da destare pietà, da suscitare commiserazione
che vive in stato di miseria
alquanto scarso, misero
in senso morale, vile, spregevole, turpe.

  Pitòcco:
chi chiede elemosina, chi vive elemosinando; chi vive in condizioni di grande povertà
chi, per tirchieria o altro, sollecita la compassione altrui, esagerando le proprie condizioni di bisogno, per avere aiuto e soccorso; chi, per avarizia o avidità, conduce una vita di tenore inferiore a quella che potrebbe permettersi.

  Fèccia:
posatura densa, di colore rossastro, che si forma sul fondo delle botti e dei tini durante la fase di chiarificazione del vino; con sign. generico, ogni residuo che si deposita sul fondo di recipienti che contengono sostanze liquide di vario genere.
coll., fig. insieme di individui moralmente poco raccomandabili; la parte peggiore di una comunità
nel pl., feci, escrementi umani.

  Vitupèrio:
grave disonore
offesa infamante recata con parole o con azioni
persona o cosa che è causa d'infamia.

  Ipèrbole:
figura retorica, di uso frequente anche nel linguaggio comune, consistente nell'espressione esagerata di un concetto, con la quale si tende a colorire il discorso; p.e.: ho mille preoccupazioni; in un minuto vado e torno
con sign. più generico, amplificazione eccessiva
in matematica, luogo geometrico costituito da quei punti la cui differenza delle distanze da due punti fissi ("fuochi") è costante
linea curva del gruppo delle coniche.

  Ìmprobo:
malvagio, cattivo
difficoltoso e ingrato.

  Tùrpe:
moralmente ripugnante; disonesto e vergognoso
detto di parole, sconce, scurrili
lett. fisicamente ributtante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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